Milano diventa teatro di meraviglie con Vogue World – L’intervista a Francesca Ragazzi

Milano diventa teatro di meraviglie con Vogue World – L’intervista a Francesca Ragazzi

La fashion week milanese verrà inaugurata quest’anno da Vogue World, giunto alla sua quinta edizione. L’evento si terrà a Milano il 22 settembre 2026 nella Galleria Vittorio Emanuele II e sarà trasmesso in diretta streaming al pubblico di tutto il mondo: un’occasione unica per celebrare l’artigianato nell’era della tecnologia

Ne abbiamo parlato con Francesca Ragazzi, Head of Editorial Content di Vogue Italia, che ci ha raccontato la visione dietro l'edizione milanese di Vogue World, il valore della filantropia, il rapporto sempre più stretto tra moda e linguaggi culturali diversi e la responsabilità di costruire nuovi immaginari per le generazioni future. Una conversazione che parte dalla moda, ma che parla soprattutto di creatività, comunità e futuro.

Vogue World nasce come celebrazione della creatività, ma arriva in un momento storico attraversato da tensioni geopolitiche, crisi economiche e profonde trasformazioni sociali. La moda oggi ha il dovere di prendere posizione oppure il suo compito è continuare a offrire visione, bellezza e immaginazione?

Credo che oggi non si possa più separare la visione dalla responsabilità. La moda non è un commento politico, e non deve trasformare ogni sua espressione in una presa di posizione, ma è certamente uno specchio molto potente della società in cui viviamo.
In questa prospettiva, bellezza e immaginazione non sono una fuga dalla realtà, ma una forma di energia e di apertura verso il futuro. Nei momenti più complessi abbiamo bisogno di ricordare che esistono creatività, desiderio, possibilità.
Vogue World nasce proprio da questa convinzione: celebrare la moda e le arti significa celebrare la capacità di continuare a creare, reinventarsi e guardare avanti, vivendo la creatività non come un modo per sottrarsi alla realtà, ma come una possibilità concreta di interpretarla e, in qualche misura, di cambiarla.
Con l’edizione milanese dell’evento vogliamo celebrare gli artigiani e la storia affascinante del Made in Italy, dando voce anche a quei ruoli più invisibili, ma fondamentali tanto quanto quelli in prima linea. Oggi, più che mai, con l’avvento dell’AI, abbiamo il dovere di riportare luce su queste professionalità e sul valore umano che custodiscono. È importante ricordarlo al pubblico, a noi stessi e all’intero sistema moda: raccontare e valorizzare questi mestieri significa creare desiderabilità, interesse e consapevolezza intorno alle competenze e alla filiera che rendono unico il Made in Italy.

Vogue World mette insieme artigianato, spettacolo e filantropia. Quanto è importante oggi che un grande evento di moda produca un impatto concreto sulla città e non sia soltanto una straordinaria operazione di immagine?

È fondamentale! Un evento di questa portata ha senso se lascia qualcosa oltre alle immagini che produce. Una città - in questo caso, Milano - non deve essere soltanto lo sfondo di un grande spettacolo, ma diventare parte della sua storia. Per questo è particolarmente importante mettere in relazione la dimensione internazionale di Vogue con le energie e le eccellenze del territorio e ambire a creare connessioni che possano continuare nel tempo.
La filantropia aggiunge un ulteriore livello di responsabilità: avere una grande piattaforma significa anche avere il dovere di metterla al servizio di cause e comunità e generare un impatto concreto. Il tema di questa edizione di Vogue World nasce dalla riflessione sul valore del tocco umano e sulla necessità di preservare, in una realtà sempre più digitale, il significato del fare, dell’apprendere e del creare. La riqualificazione della biblioteca di Quarto Oggiaro, tra le priorità del Comune di Milano, rappresenta perfettamente questa visione. Significa restituire nuova centralità a un luogo storicamente dedicato alla conoscenza, trasformandolo in un hub culturale contemporaneo, aperto e accessibile, in cui creatività, curiosità e comunità possano incontrarsi e generare nuovo valore.


A pochi giorni da Vogue World arriva anche Cinemoda, in programma il 25 e 26 settembre al Cinema Arlecchino. Sembra che Vogue stia costruendo un racconto della moda che passa sempre più attraverso linguaggi diversi, dal live al cinema. È questa la direzione che immagini per Vogue Italia: non solo raccontare la moda, ma creare esperienze culturali che la facciano dialogare con un pubblico sempre più ampio?

Assolutamente sì. La creatività oggi non vive all'interno di un solo linguaggio e Vogue deve avere la curiosità e il coraggio di attraversarli tutti. La nostra responsabilità non è soltanto raccontare ciò che accade, ma creare occasioni per la moda e i suoi creativi di entrare in dialogo con il cinema, la musica, l'arte, il design, la performance e, naturalmente, con pubblici diversi. È un'evoluzione del ruolo stesso di un magazine: da osservatore a piattaforma culturale. Cinemoda va esattamente in questa direzione: è un modo molto concreto di stare accanto al nostro pubblico, in una dimensione più umana e diretta, invitandolo a vivere il mondo, i valori e i temi che raccontiamo al di là delle pagine del giornale e del sito. Cerchiamo questo contatto attraverso strumenti di prossimità, come le newsletter, ma anche attraverso esperienze fisiche, come Cinemoda – appunto – o il Vintage Market. Occasioni che ci permettono di incontrare le persone, ascoltarle, osservare i loro comportamenti e cogliere aspetti che i dati, da soli, non riescono a raccontare.

Sei mamma di una bambina e allo stesso tempo sei alla guida di una delle voci più influenti della moda italiana. Qual è la responsabilità più grande che senti verso tua figlia e verso le nuove generazioni?

Essere madre ha inevitabilmente cambiato anche il mio modo di guardare al futuro. Credo che la responsabilità più grande sia cercare di lasciare alle nuove generazioni un mondo nel quale sentirsi libere di essere se stessi.
Lavorare nell’editoria significa anche avere la possibilità di influenzare l’immaginario collettivo: è un grande privilegio, ma comporta una responsabilità altrettanto grande. Significa interrogarsi continuamente su ciò che scegliamo di raccontare, sui modelli di bellezza e di successo che proponiamo e sullo spazio che riusciamo a dare a sensibilità, storie e voci diverse. È il mondo che vorrei per mia figlia: un luogo in cui non debba scegliere tra ambizione e sensibilità, tra successo e autenticità, ma possa sentirsi libera di perseguire ciò che desidera senza rinunciare a se stessa. Vorrei una cultura del lavoro diversa, fondata su maggiore trasparenza e su un equilibrio più sano tra vita professionale e personale. Un mondo in cui a 40 anni non ci si senta ancora considerati “giovani”, in cui l’esperienza abbia il valore che merita e in cui il talento sia riconosciuto e sostenuto attraverso il lavoro, l’impegno e il merito.

La Wishlist di Francesca Ragazzi
Francesca Ragazzi by Despi Naka

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Photo courtesy: Vogue Italia

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