Conoscere la bellezza innamorandosi del mondo. Lo sguardo di Lavinia Farnese

Conoscere la bellezza innamorandosi del mondo. Lo sguardo di Lavinia Farnese

Il valore della leadership femminile ha un nome e cognome.

È un lunedì di maggio che sa di agosto con i suoi inverosimili 36 gradi a Milano. Lavinia Farnese arriva al nostro pranzo sulla sua Vespa bianca crema, indossa un pantalone chiaro leggero, camicia azzurra di Ralph Lauren, orecchini oro e capelli raccolti sulla nuca senza farci troppo caso. Ha l’eleganza di Jackie Kennedy e la semplicità di Audrey Hepburn. La conosco solo di fama, è la prima volta che la incontro di persona, ma quando si presenta la sensazione è quella di vedere un viso amico dopo tanto tempo. E forse è proprio questo a rendere il suo lavoro e il suo impegno ancora più di rilievo.

A tavola condividiamo un antipasto e un primo - scelta dettata dal caldo asfissiante e la dubbia leggerezza della cucina partenopea. Mi ero preparata una serie di domande ben studiate, non troppo personali né troppo fredde, abbastanza adeguate per intervistare la direttrice editoriale di Cosmopolitan e condirettrice di Marie Claire. Ma le cose sono andate diversamente, ci siamo trovate a parlare d’amore e bellezza, di sogni e paure.

Hai sempre saputo di voler fare la giornalista?

“In realtà no. Sono cresciuta in una famiglia tradizionale, mia madre sognava che diventassi medico, dopo il Liceo Classico ho fatto il test d’ingresso, sono entrata e ho iniziato a frequentare, ma poi è successo qualcosa. Io avevo sempre amato scrivere e raccontare ma non avevo mai immaginato potesse essere un lavoro possibile, quantomeno non nei canoni considerati dai miei genitori. Erano i tempi in cui le professioni rispettabili trovavano indirizzo in Medicina, Giurisprudenza, Ingegneria, Architettura. A me ha salvato una rivelazione. C’è stato un momento preciso in cui ho capito che diventare medico non era la mia vocazione, né sarebbe stata la mia strada, ed è stato durante un giro in reparto, quando ho assistito a una conversazione tra una madre e una figlia riguardo la morte del padre e ho sentito forte che io nella mia vita avrei voluto raccontare quello che attraversavo, non sono tanto fatta per prendermi cura degli altri.

Un’affermazione che mi lascia un po’ interdetta devo ammettere, visto che la forza e l'empatia di questa donna vengono continuamente riflesse da coloro che hanno lavorato o lavorano con lei.

“Ho deciso così di dare una possibilità alla scrittura, ma doveva essere comunque incasellata in un mestiere riconoscibile e sicuro. Una tra le mie più care amiche dei tempi della materna delle elementari e delle medie è diventata scrittrice (Eleonora Marangoni ndr) e io ricordo sempre di averla guardata come si guardano i purosangue liberi da ostacoli e limiti di pensiero. La nostra passione era la stessa - scrivere - ma il modo di onorarla nel tempo è stato radicalmente diverso. Io cercavo la certezza che potesse essere una professione, e l’ho fatta diventare giornalismo, un lavoro stabile con una redazione, un contratto dopo l’altro, Repubblica, TG5, Senato della Repubblica, Novella, Sette del Corriere della Sera, Vanity Fair, e non ancora un romanzo. Poi quando meno me l’aspettavo e nel momento meno opportuno per prendere una decisione del genere - era l’estate del 2021, ed era nata da poco più di un anno mia figlia, Sveva - mi sono lanciata nell’avventura sconosciuta della direzione di Cosmopolitan, lasciando indietro tutto ciò che fino a quel momento era certezza: un posto fisso a tempo indeterminato in una delle riviste piu prestigiose in cui si poteva arrivare a lavorare (Diavolo Veste Prada docet) che amavo tantissimo e a cui sentivo di appartenere in modo importante ma che chissà perché una mattina avevo iniziato a immaginare in modo diverso nella mia nuova esistenza di madre".

Ho letto in una vecchia intervista una cosa bellissima, che ti innamori di tutto.

“È il verso di una canzone di Fabrizio De André che ben racconta la vita per come dovremmo attraversarla: Mi innamoravo di tutto. Anche se a ben guardare non è sempre conveniente. Perché ti ritrovi piena di sospesi di tutto quello che innamorarti ti ha mosso dentro e lasciato lì: nel lavoro, nelle esperienze, nelle persone che ti hanno accompagnata fin dove sei. Certo, c’è anche una spinta vitale fortissima, nell’innamoramento. Che è il mistero di venir condotta da forze che non conosci verso una destinazione, per me per esempio sia nel lavoro che nel desiderio di mia figlia sono state destinazioni di meraviglia”.

Rispondendo a questa domanda Lavinia mi fa entrare nella parte più privata della sua vita, nelle difficoltà, nelle paure e nelle gioie più ancestrali - come quella di diventare madre.

“Devo dire che io subisco molto la bellezza di ciò che mi circonda, ogni tanto guardo mia figlia e mi chiedo come è stato possibile che lei sia nata esattamente così come altrimenti non sarebbe potuta essere, ed è stata un pensiero fortissimo, poi un puntino di luce, infine tutta questa bellezza che mi cambia ogni giorno. Quasi la stessa cosa posso dire che mi succede con i progetti di lavoro, dal Notturno Marie Claire dove abbiamo immaginato sei donne di luce, le nostre illuminate nel loro talento e sul tema del desiderio, al Planetario di Milano, al Marie Claire Resort: "La Sera dei Miracoli" in Puglia che abbiamo concluso qualche giorno fa in cui alla Masseria San Domenico attorno al pianoforte di Lucio Dalla sei cantautrici interpretavano capolavori come Stella di mare, Futura, Anna e Marco. Da direttrice c’è questo spazio stupendo della visione, che poi si fa vera. Sono molto grata a quanto sono stata innamorata. E fortunata”.

In questo frangente della nostra chiacchierata accuso il colpo e mi commuovo. Ascolto Lavinia e realizzo che questo flusso di pensieri è esso stesso la bellezza di cui parla. E qui mi accorgo di come, forse, quel “non sono tanto fatta per prendermi cura degli altri” è un giudizio autoimposto senza un vero fondamento di realtà. Lavinia Farnese si prende cura continuamente di ciò che la circonda: delle persone con cui collabora e che lavorano con lei. Si è presa cura di chi ha intervistato e ha raccontato nei suoi pezzi, si prende cura dei luoghi e delle situazioni che vive.

È questo aspetto che ha fatto sì che la sua fama la precedesse. Il valore della leadership in realtà si nasconde nella sua più semplice traduzione italiana: guida.

Per guidare bene, amore e bellezza sono necessari, una condizione sine qua non che Lavinia Farnese sembra aver fatto propria: non si può raccontare il mondo senza prima essersi innamorati di esso.

Un continuo accogliere e accettare con profondo rispetto, senza smettere di cercare il bello anche nelle pieghe più complesse della realtà. Una sorta di credo che nel tempo ha reso Lavinia Farnese non solo una direttrice autorevole, ma una donna capace di lasciare, nel sogno, il segno.

Cover Credits - Sofia Masini

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