Milano Design Week 2026: cosa abbiamo visto
Sei giorni, la città capovolta, code che si allungano nei chiostri e cortili che per una settimana diventano i posti più ambiti di Milano. Anche quest'anno il Fuorisalone, in occasione della Milano Design Week, ha trasformato ogni angolo del capoluogo lombardo in un pretesto per fermarsi e guardare meglio. Ecco cosa ci è rimasto nel cuore tra le numerose esibizioni e installazioni che celebrano la bellezza, la funzionalità e la creatività.
Gucci Memoria
Chiostri di San Simpliciano, Piazza Paolo VI 6
L'esordio di Demna al Fuorisalone era uno degli appuntamenti più attesi e non ha deluso. Nei chiostri di San Simpliciano, Gucci Memoria ha costruito un percorso immersivo attraverso 105 anni di storia della maison, fatto di arazzi dal sapore classico, ma rielaborati con ispirazioni contemporanee e alla moda, un Giardino Flora colorato in cui passato e presente si sono intrecciati in modo equilibrato e una serie di drink in lattina che sono diventate il gift più desiderato di questa edizione. Non un archivio dunque, ma una materia viva in continua evoluzione. La meravigliosa location ha fatto il resto.
Aesop, The Factory of Light
Chiesa di Santa Maria del Carmine, Piazza del Carmine 2

Per il terzo anno consecutivo, Aesop ha scelto un chiostro milanese, e per il terzo anno ha fatto centro. The Factory of Light, progettata dall'architetto australiano Rodney Eggleston dello studio March, è un'architettura traslucida costruita con impalcature di recupero e teloni trompe-l'œil (materiali che vengono normalmente usati per coprire i palazzi durante i restauri), qui ricomposti in una struttura luminosa che evoca una Milano immaginaria. Il percorso si articola in quattro sale dedicate alla luce, e culmina nella sacrestia con un'installazione di diecimila flaconi di profumo che riflettono le nuove lampade Aposē, la prima collezione di illuminazione disegnata da Aesop, in serie limitatissima. Un’esperienza sensoriale tutta da vivere, e da ricordare.
Il Giardino delle Meraviglie
Palazzo Crivelli, Via Pontaccio 12
Door, la rivista di design outdoor, ha trasformato le sale settecentesche e il giardino del bellissimo Palazzo Crivelli in un paesaggio continuo in cui interno ed esterno perdevano i confini. Al centro del giardino, L'Anello Mancante di Michele De Lucchi: un corridoio circolare attraversabile, realizzato da UniFor, in cui la luce filtra tra le scandole della struttura creando uno spazio che cambia a seconda di come ci si muove dentro. Al piano nobile invece, La Biblioteca dell'Outdoor curata da Studio Francesca Santambrogio: un archivio vivente del design per esterni che andava dagli anni Venti a oggi. Un progetto denotato dalla rara capacità di invitare i visitatori a godere della meraviglia.
Serotonin – The Chemistry of Happiness
Loggiato della Pinacoteca di Brera, Via Brera 28

Il chiostro della Pinacoteca è ormai uno degli appuntamenti fissi della Design Week, e quest'anno Sara Ricciardi, per American Express, ha firmato Serotonin – The Chemistry of Happiness: un'installazione di grandi volumi gonfiabili che si espandono e si contraggono lentamente nello spazio, traducendo il concetto scientifico dell'ormone della felicità in qualcosa di fisicamente avvolgente. Colori saturi, forme morbide e leggerezza, si incontrano in uno dei punti più belli del Fuorisalone (e non solo).
Ludovica Mascheroni
Flagship store, Via Gesù 13
Vent'anni di attività festeggiati nel modo giusto: non con un party, ma con un percorso. Nel flagship del Quadrilatero, Ludovica Mascheroni ha allestito un racconto in materiali (pelle, legno, tessuti) che ripercorre l'evoluzione del brand dalla fondazione a Mariano Comense nel 2006 fino ad oggi. Due nuovi pezzi celebrativi a segnare il traguardo: una boiserie artistica e un sofà che rileggono in chiave contemporanea i disegni d'archivio. Una storia di artigianato italiano di alta gamma a cui non si può che augurare: “ad maiora”.
Plan C Framework, The Curated Core
Via Manzoni 21
Carolina Castiglioni ha usato la Design Week per presentare Plan C Framework, un concept spaziale che supera l'idea tradizionale di retail. The Curated Core ha invitato una selezione di brand a condividere lo spazio, costruendo un ambiente in cui ogni oggetto guadagnava senso dalla vicinanza con gli altri. Non una mostra, non un negozio: qualcosa di creativo, imprevedibile e meno facile da etichettare, esattamente come il brand.
Il Diavolo Veste Prada 2
Rinascente, Piazza del Duomo

Non era design nel senso stretto del termine, ma era impossibile ignorarlo. Per tutta la settimana le vetrine di Rinascente su Piazza Duomo sono diventate una scenografia ispirata al secondo capitolo de Il Diavolo Veste Prada, in uscita nelle sale italiane a fine aprile. A colpire di più sono le due sculture monumentali a forma di décolleté rosse, alte quasi quattro metri, realizzate in collaborazione con Stefano Seletti. Al piano inferiore invece, uno speciale pop-up che combinava beauty, fashion e ambientazioni del film per immergersi nella New York di Runway. È tutto.
Amouage, Love Hibiscus – Nature in Motion
Chiosco di fiori, Via Manzoni 20
Un progetto piccolo nella scala, grande nell'idea: Olfattorio Bar à Parfums ha trasformato il chiosco di fiori di via Manzoni in un microcosmo sensoriale dedicato alla nuova fragranza di Amouage, Love Hibiscus. Al centro, un grande bruco realizzato con materiali naturali, simbolo di metamorfosi e cambiamento, in perfetto accordo con il tema del Fuorisalone 2026.
Miu Miu Literary Club, Politics of Desire
Circolo Filologico Milanese, Via Clerici 10

Ormai una delle tappe più attese della settimana, il Miu Miu Literary Club è tornato per la quarta edizione al Circolo Filologico Milanese con il tema Politics of Desire. Tre giorni di conversazioni, lezioni e letture costruiti attorno a due autrici straordinarie, Annie Ernaux e Ama Ata Aidoo, e a una riflessione sul desiderio come atto politico e personale. La biblioteca curata dalla filosofa Rosi Braidotti era consultabile dal pubblico, trasformando lo spazio in una vera sala di lettura aperta. Uno degli eventi più coerenti con l'identità del brand, anno dopo anno.
Trussardi, The Gentle Resistance
Via Francesco Burlamacchi 4
Trussardi ha scelto la Design Week per fare qualcosa di diverso da una mostra: costruire una settimana di vita. The Gentle Resistance era il nome del progetto, e l'indirizzo in Via Burlamacchi il suo quartier generale.. Ma la cosa più interessante, oltre allo spazio in sé (con la presentazione di spazi di design e accessori alla moda) era la programmazione che lo animava: ogni giorno un appuntamento diverso, dal rituale del sonno del martedì al talk del mercoledì sera, dal brunch del sabato alla domenica con gli amici. Il concetto di gentle è stato applicato quindi non a un guardaroba, ma a un modo di abitare la settimana.
YOOX Camerino, Unveiled by Keta Bart
Galleria Romero Paprocki, Via Lazzaro Palazzi 24
YOOX ha scelto il Porta Venezia Design District per un progetto che ha preso uno degli spazi più intimi della moda, il camerino, e lo ha trasformato in un'installazione immersiva in tre ambienti: Surprise, Belong, Elevate. L'artista digitale viennese Keta Bart ha costruito uno spazio in cui l'identità non è un punto di arrivo, ma un processo in corso. Ogni ambiente chiedeva al visitatore di prendere posizione su come desidera apparire e essere riconosciuto. Uno dei progetti più aderenti al tema del Fuorisalone 2026, e tra i più riusciti del distretto.
Medulla, PRAGMA di Eugenio Laponte / EUTOPIARCH
Via Giovanni Battista Pergolesi, 1
Eugenio Laponte, architetto calabrese e fondatore dello studio EUTOPIARCH, ha presentato al Fuorisalone la sua prima collezione di collectible design, PRAGMA. Il titolo viene dal greco: azione, fatto concreto. Gli oggetti in mostra (tavoli, lampade, sedute) non cercano l'ergonomia convenzionale né il comfort immediato: le loro dimensioni rispondono a sequenze numeriche come le proporzioni di Fibonacci, a riferimenti simbolici, a narrazioni concettuali. Il nome della mostra, invece, indica il nucleo del processo creativo: il punto in cui le idee si condensano in forma fisica prima ancora di diventare oggetti. Un debutto preciso, rigoroso, e decisamente milanese nel senso migliore del termine.

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