Perché è importante parlare di “Heated Rivalry” e perché si merita tutta questa fama
Erano le 5 del mattino di una domenica ancora natalizia quando, con gli occhi umidi, chiudevo il portatile in uno stato psicologico tra la speranza e il sollievo.
Quando ho scelto di guardare Heated Rivalry (disponibile ora anche in Italia su HBO Max) non ero consapevole di ciò che mi sarebbe successo. “Mi guardo qualcosa di leggero, cosa sarà mai una serie tv tratta da libri romance che non sono affatto il mio genere e non leggerò mai?” Questo mi sono detta mentre iniziavo il primo episodio. E invece sono ancora qui, trascinata in un vortice di entusiasmo collettivo in cui mi sembra di essere tornata adolescente.
Qualcosa di simile era già successo con Chiamami col tuo nome (libro di André Aciman da cui è stato tratto l’omonimo film di Luca Guadagnino) - stili, storie e livelli narrativi ovviamente diversi e non paragonabili - ma in quel caso ciò che restava addosso era il dolore di un amore autentico e irrealizzabile a causa di una società fallita, non ancora pronta ad accogliere i sentimenti dell’altro.
Quello che la prima stagione di Heated Rivalry lascia in eredità al pubblico, invece, è consapevolezza e possibilità. Non resta l’amaro in bocca di una relazione impossibile, perché impossibile non lo è più. È un aprire gli occhi sulla società che finalmente cambia, nonostante il mondo continui ad andare a rotoli. L’amore tra Shane e Ilya, insieme a quello parallelo tra Scott e Kip, vuole fare da battistrada a una generazione che non è più disposta a nascondersi. È questa la scia di commosso entusiasmo che resta una volta finito il sesto episodio, che si appartenga o meno alla comunità LGBTQ+.
È il brivido dell’esplicito a catturare l’attenzione - ma è per le incredibili interpretazioni degli attori che si resta. Per gli occhi lucidi di Shane che raccontano emozioni spesso soffocate dall’autismo, per le lacrime di Ilya che rivelano profonda umanità e un’infanzia troppo cruda. Per il coraggio di Scott e il supporto fondamentale di Rose, Svetlana ed Elena. Per il senso di colpa di Yuna e la comprensione di David. Per i baci nati al buio e arrivati alla luce del sole.
Tutto viene proposto in maniera perfetta, ogni tema affrontato con una verosimiglianza impressionante: il mondo dello sport professionale come terra di soli machi dove quasi sempre il maschilismo regna sovrano, la paura, la vergogna e il coraggio di cambiare le cose. Le difficoltà relazionali di una persona nello spettro dell’autismo e la distanza emotiva come risposta al trauma. Il piacere e la scoperta di sé stessi, la delicatezza dell’intimità e il consenso. La comprensione e l’accettazione, l'assenza di una famiglia e l’amore dell’altra. Heated Rivalry, con il suo modestissimo budget e le basse aspettative da “adattamento televisivo di un romance sportivo”, ha dato voce a tutte quelle persone che hanno sempre dovuto scegliere tra credibilità professionale e libertà nella vita privata. Con un cast affascinante e quasi sconosciuto - ma che ha dimostrato grande talento - Jacob Tierney ha saputo plasmare le parole dell’autrice Rachel Reid (l’omonimo romanzo tratto dalla serie Game Changer è oggi disponibile anche in italiano pubblicato da Always Publishing Editore) mostrando ogni singola sfaccettatura della storia: la luce e l’ombra dei protagonisti e di chi li circonda, dell’ambiente sportivo e degli affetti, regalando al pubblico un tripudio di emozioni che forse mancava da troppo tempo.
In questo modo la serie tv, insieme ai libri da cui è tratta, è diventata una sorta di movimento, un manifesto che mette d'accordo tutti superando confini identitari e orientamenti, riguardo le questioni ancora aperte su sessismo e relazioni tossiche. Un amore che mette le due persone sullo stesso piano, nel sesso e nelle emozioni, senza che vi sia la pretesa di prevalere sull’altro per chissà quale regola non scritta. Una rivolta silenziosa internazionale che sfida i divieti e le leggi omofobe, come nel caso della Russia, paese d’origine di uno dei protagonisti e particolarmente rigido in ottica di diritti LGBTQ+, dove questo fenomeno è esploso, seppur illegalmente, proprio per riscattare quella libertà che l’amore pretende.
Oggi quel fallimento sociale rappresentato in “Chiamami col tuo nome” continua a perseverare - è vero - denigrando e svilendo un intero spettro di popolazione con ideologie che imbarazzarebbero qualsiasi altro regno animale, ma quel wind of change urlato dagli Scorpions nel 1990 è concretamente percepibile nelle reazioni delle persone, nella necessità di far aprire gli occhi a chi non vuole guardare la realtà.
Ed è per questo che è importante parlare di Heated Rivalry, per le emozioni che non si possono più sopprimere, per questo sospiro di aria fresca che accoglie un cambio di direzione tangibile sotto ogni aspetto.
È l’ossessione del momento e, forse, è giusto che sia così.
Pic via Pinterest

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