Ally’s Bar: la visione di Stefano Agostino per il primo cocktail bar di Langosteria

Ally’s Bar: la visione di Stefano Agostino per il primo cocktail bar di Langosteria

In occasione dell’apertura di Langosteria Montenapoleone, abbiamo intervistato Stefano Agostino, bar manager di Ally’s Bar, il primo cocktail bar del Gruppo: uno spazio intimo e sofisticato, con una terrazza affacciata sullo skyline cittadino che conduce all’esclusiva private dining room.

Ci racconti qual è la filosofia alla base di Ally’s Bar e come hai lavorato, insieme al tuo team, per creare un menù di cocktail che ne rifletta la visione? 

La domanda da cui siamo partiti è stata: i grandi classici della mixology rappresentano un punto di arrivo, definitivo e intoccabile, o c’è ancora spazio per fare innovazione? Il nostro obiettivo era creare un menù capace di riflettere i gusti di una clientela eterogenea, internazionale e milanese allo stesso tempo, senza inseguire mode passeggere. Credo che io e il mio team siamo riusciti a creare una carta dei drink pensata per durare nel tempo, costruita su sapori, idee ed equilibri universali, in grado di parlare a ogni ospite. Il nostro focus non è creare “il cocktail più buono di sempre”, ma raggiungere l’armonia tra tutti gli elementi che definiscono un grande bar: dalle luci ai profumi, dal calore dell’accoglienza al servizio elegante, ma mai eccessivamente formale. Da Langosteria Ally’s Bar nulla è lasciato al caso. 

Qual è il tuo drink preferito del nuovo menù e c’è una storia personale o un’ispirazione milanese dietro questa scelta? 

Non ne ho uno in particolare. Ogni cocktail del menù rappresenta un momento del mio percorso personale e professionale: gli ospiti incontrati lungo la strada, i colleghi con cui ho condiviso esperienze e successi e le persone da cui ho avuto il privilegio di imparare. Tra queste, il mio mentore Erik Lorincz, al quale devo molto, ha avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita. 

Che tipo di clientela immagini sedersi qui più spesso: i milanesi del quartiere, gli ospiti internazionali di Montenapoleone o un mix nuovo di appassionati di cocktail? 

Tutte le tipologie che hai citato. Accogliamo i giovani milanesi, gli storici frequentatori dei bar cittadini, ma anche un pubblico internazionale che qui può ritrovare un’atmosfera simile a quella dei cocktail bar nelle capitali cosmopolite.

Il bancone di un cocktail bar è spesso il luogo dove nascono conversazioni, incontri e storie. Quando vai a bere un drink in un locale che ti colpisce, cosa ti affascina di più nel momento in cui ti trovi davanti al bancone? 

Mi affascina soprattutto il potere del bancone di mettere in relazione persone diverse per provenienza, cultura e background, che forse non si sarebbero mai incontrate altrove, ma che lì si trovano a condividere lo stesso spazio, almeno per qualche ora. 

C’è stato un momento preciso in cui hai capito che da grande saresti diventato un barman professionista? 

Lo ricordo molto bene. Ero molto giovane ma lavoravo già dietro al bancone. Partecipai a un incontro formativo con due grandi professionisti che allora non conoscevo, Alexander Frezza e Mario La Pietra. Quell’esperienza cambiò radicalmente la mia visione di questo mestiere, rivelandomene la professionalità, l’eleganza e la profondità. Da quel momento ho capito che quella sarebbe stata la mia strada.

Cover - Alessandra Maestroni e Stefano Agostino

Pics Courtesy of Press Office