Cosa possiamo imparare da Cecilia Alba Luè

Come la storia di Cecilia Alba Luè può ispirarci

Ho incontrato Cecilia Alba Luè, Head of Fashion & Beauty e Print Content Lead di Cosmopolitan Italia, per un caffè e due chiacchiere.

Quando ci siamo conosciute, io e Cecilia frequentavamo Lettere Moderne alla Statale di Milano: le lezioni, le pause lunghissime nei chiostri, gli esami e tanti sogni. Finita l’università ci siamo perse di vista per poi ritrovarci nello stesso mondo fatto di parole, storie e interviste.

Dopo quasi sette anni senza vederci ci siamo date appuntamento un lunedì pomeriggio in un bar in centro. Mi ero preparata dieci domande ben ragionate, colloquiali ma abbastanza professionali — negli anni le persone cambiano e non sapevo bene come approcciarmi. Cecilia mi aspettava al tavolino con la sua solare naturalezza che sa d’estate; ordinato il caffè, abbiamo iniziato a raccontarci e quella che doveva essere un’intervista è diventata qualcosa di più simile a “parlarne tra amici”.

Sette anni che sembrano racchiudere una vita intera, dove tutto è cambiato e tutto, forse, deve ancora cambiare. Sforzi, cadute e traguardi che hanno portato Cecilia Alba Luè a un ruolo di responsabilità in un mondo competitivo e ormai non sempre meritocratico come quello del giornalismo, senza essere “figlia di”.

Ma da Milano a Londra — e ritorno — la strada è stata lunga e non poco accidentata.

“Il mio sogno era quello di frequentare la Central Saint Martins di Londra, cosa che sembrava impossibile visto che non avevo né agganci né una disponibilità economica per farlo, ma ho tenuto ben chiaro l’obiettivo dentro di me con determinazione. Sono buddista da tanti anni e credo che questa pratica mi abbia aiutata molto nella realizzazione dei miei progetti.”

È a quel punto che la conversazione prende una piega più intima e l’elemento spirituale avvolge il tempo.

“Ho fatto application per il Master in Giornalismo di Moda, mentre studiavo inglese perché il livello di IELTS richiesto era ovviamente molto elevato. Dopo un colloquio orale, mi arrivò l’email fatidica: mi avevano ammesso.

Purtroppo però non ero riuscita a ottenere la certificazione adeguata di inglese, nonostante lo avessi dato già due volte. Avevo superato una selezione molto dura — una di quelle occasioni che capitano una volta nella vita — ma rischiavo di perderla per l’esame.

Così, insieme a un’amica, sono partita per Londra, decisa a parlare direttamente con qualcuno lì. Una volta arrivata ho scoperto che poco distante dalla mia futura università c’era un centro culturale e per la pace buddista, così mi ci sono chiusa dentro per qualche ora a praticare.

Poi sono andata in Saint Martins, convinta che l’avrei risolta: invece, nonostante l’insistenza, nessuno sembrava potermi aiutare. La referente del mio corso era all’estero in ferie e non contattabile. Sul canale sotto Saint Martins, piansi. Mi sentivo sconfitta.

Poi mi è tornata in mente la frase del mio Maestro: «È proprio quando la notte è più buia che l’alba è più vicina». Poco dopo la mia referente, dall’Australia, mi mandava una mail in cui scriveva che il mio posto nel corso era assicurato, tanto che me l’avrebbero congelato per l’anno successivo e lasciarmi il tempo di prepararmi adeguatamente all’esame d’inglese.

Quell’anno ho superato l’IELTS, ma il percorso poi non è stato facile. Lasciare la mia comfort zone, chiedere il prestito universitario, sono stati anni di sacrifici. Il buddismo mi insegna la gratitudine verso ogni aspetto della vita, senza il dolore che abbiamo provato non saremmo le persone che siamo oggi, ma anche a non rinunciare ai nostri obiettivi. Se al primo fallimento mi fossi arresa non sarei dove sono oggi.”

Cecilia è un libro aperto e io sono permeabile alle sue parole e alle sue emozioni, perché in fondo i suoi sforzi assomigliano ai miei e a quelli di tutta la nostra generazione.

“Sono stata anche fortunata però: ero nel posto giusto al momento giusto e da Londra sono tornata a Milano prima con Muse Magazine, poi con Harper’s Bazaar, fino all’ingresso in Cosmopolitan, avvenuto in concomitanza con il rinnovo della dirigenza redazionale, che ha sicuramente favorito un terreno più fertile per la mia carriera.”

In che direzione sta andando la moda?

“Quello attuale è un momento molto complicato per la moda, è un periodo di crisi ed è difficile prevedere quale sia il futuro. La mia speranza però è che questo momento di riscrittura porti a una svolta, che ci sia più spazio per nuovi progetti, uno sforzo reale verso la sostenibilità e che tutti i corpi, con le proprie unicità, siano visti e celebrati.”

Cosa diresti alla Cecilia di dieci anni fa?

“Le direi di stare tranquilla, di godersi di più il presente e credere fermamente nel processo. Le direi di vivere appieno ed essere più grata di tutti i momenti della vita e dei privilegi di cui gode, perché non sono scontati.”

Si parte dal basso, si cade, ci si rialza. Si fanno tre passi avanti e si cade ancora, magari si torna indietro, ma ci si rialza sempre.

Lo dobbiamo a chi ci ha sostenuto e accompagnato nel nostro percorso. Lo dobbiamo a noi stessi, quei giovani accusati di non aver voglia di far fatica.

Forse questo possiamo imparare dall’esperienza di Cecilia.