La moda ha ancora qualcosa da immaginare. Anche da quello che resta.

La moda ha ancora qualcosa da immaginare. Anche da quello che resta.

‍

Alla Fondazione Sozzani, Fashion Beyond Waste ha riunito otto brand indipendenti e le opere di Enrica Borghi. Un incontro tra moda e arte, per scoprire quanta bellezza può esserci in una possibilità lasciata in sospeso.

Ci sono vestiti di cui ricordiamo soprattutto come ci facevano sentire. Li ritroviamo in fondo all’armadio, spostati di stagione in stagione, e basta sfiorarli per tornare da qualche parte. Una sera, una città, una versione di noi. A volte conservano un profumo. Altre, soltanto l’idea che avevamo di chi saremmo diventati indossandoli.

La moda sa trattenere qualcosa mentre tutto il resto va avanti.

Poi ci sono i tessuti che un vestito non lo sono diventati mai. Rimasti nei magazzini, fuori dalle collezioni, in attesa di una forma. Chissà quante cose si potrebbero ancora immaginare.

Dal 27 al 29 ottobre, alla Fondazione Sozzani, in via Bovisasca, questa possibilità ha preso corpo con Fashion Beyond Waste, la mostra evento ideata da ZEROW che ha messo in dialogo brand indipendenti e materiali d’eccellenza rimasti inutilizzati dall’industria della moda. Tre giorni per osservare da vicino che cosa accade quando il punto di partenza di una collezione è qualcosa che esiste già.

Si chiamano deadstock: tessuti e pellami rimasti inutilizzati, disponibili per nuovi progetti. La parola ha qualcosa di definitivo. Le possibilità, per fortuna, molto meno.

In arte, del resto, siamo abituati a incontrare la bellezza nei luoghi in cui sembrava improbabile cercarla. Viene in mente la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto: la figura classica di fronte a un accumulo di abiti, il suo corpo immobile e quella materia disordinata, quotidiana, così vicina alla nostra. Un’immagine che porta a interrogarsi su ciò a cui attribuiamo valore, su quello che conserviamo e quello che lasciamo andare.

A Fashion Beyond Waste il discorso è passato attraverso il progetto di moda. Alchètipo, Florania, Giorgia Fratta, Hooded MYV, ID.EIGHT, Oh Carla, Pecoranera e Simon Cracker hanno presentato capsule realizzate a partire dai materiali deadstock di ZEROW. Otto identità creative alle prese con una premessa comune: cominciare dalla materia disponibile, riconoscerne le qualità e darle una direzione.

C’è qualcosa di affascinante in questo modo di lavorare. Un tessuto suggerisce una caduta, un peso rende possibile una forma e ne esclude un’altra. L’idea incontra qualcosa di concreto, deve ascoltarlo. Il limite entra nel processo creativo, qualche volta lo devia. Ed è proprio lì che può succedere qualcosa di inatteso.

Per chi ama la moda, il desiderio passa anche da questa curiosità. Come è stato pensato un capo? Perché proprio quel materiale, quel volume? La sua storia ci avvicina, ci invita a soffermarci. Poi viene la prova più istintiva: immaginarlo addosso, sentirlo proprio, avere voglia di portarlo fuori.

In dialogo con le collezioni, le opere di Enrica Borghi hanno esteso il racconto all’arte, attraverso oggetti e materiali recuperati. Qui il pensiero corre a Duchamp e al gesto di sottrarre un oggetto al suo contesto abituale, aprendolo a un altro significato. Un richiamo che nasce guardando il progetto, senza sovrapporre percorsi diversi: Borghi lavora sulla trasformazione della materia, e invita anche chi osserva a fare un piccolo movimento. Ti avvicini, riconosci qualcosa. Poi lo vedi diversamente.

Lo sguardo è stato al centro anche della tavola rotonda Where others see waste, aperta e moderata da Gabriele Rorandelli, CEO di ZEROW. A confrontarsi, nella prima parte, Sara Sozzani Maino, direttrice creativa della Fondazione Sozzani, Marina Spadafora, coordinatrice italiana di Fashion Revolution, e Laudomia Pucci, presidente di Emilio Pucci Heritage.

Dal sostegno ai giovani talenti alla responsabilità della filiera, la conversazione ha attraversato questioni che entrano anche nelle nostre scelte quotidiane. Sara Sozzani Maino ha affrontato il rapporto tra riuso, creatività e desiderabilità; Marina Spadafora ha portato l’attenzione sullo stato della sostenibilità nella moda, tra greenwashing e comportamenti del mercato. Comprare meno e meglio è un’intenzione che possiamo riconoscere facilmente. Davanti a un acquisto, richiede qualche domanda in più. Mi piace davvero? Lo metterò? Avrò voglia di ritrovarlo, tra un anno?

Con Laudomia Pucci, il racconto ha incontrato l’archivio della maison e i progetti realizzati con i suoi tessuti storici. Materiali che custodiscono un’identità, un immaginario, il lavoro di chi li ha disegnati. Riprenderli in mano significa confrontarsi con quella memoria e capire come possa abitare il presente.

Viene da domandarsi quanta parte del futuro della moda sia già custodita da qualche parte. Piegata con cura, magari. In attesa di un’intuizione.

Adelaide Guerisoli, Managing Editor di nss magazine, ha poi condotto la seconda parte dell’incontro, dopo un confronto con Rorandelli sul rapporto tra nuove generazioni e riuso: scelta etica o linguaggio di stile? Nel guardaroba le motivazioni si intrecciano. Ci piace qualcosa, scopriamo come è fatto, ci piace ancora di più. Oppure è la sua storia a incuriosirci per prima, e la forma finisce per conquistarci.

A Milano, tutto questo trova una dimensione familiare. La moda entra nelle giornate anche quando crediamo di occuparci d’altro: nel cappotto scelto al mattino, in una vetrina davanti alla quale rallentiamo, nella domanda «di chi è?» rivolta a qualcuno per strada. È un piacere fatto anche di attenzione, di piccoli incontri, della disponibilità a lasciarsi sorprendere.

Fashion Beyond Waste ha dato a quella curiosità una materia precisa. Tessuti da riprendere in mano, idee da sviluppare, cose a cui concedere ancora tempo.

E forse il pensiero da portare a casa è proprio questo: prima di cercare altrove, guardare meglio. Come quando riapriamo l’armadio e un abito che non mettevamo da anni ci sembra, all’improvviso, quello giusto.

Era lì. Ci voleva un altro sguardo.

‍

‍

‍

Courtesy of Press Office

Stay ahead of what’s cool in Milan

Weekly drops on openings, fashion, beauty and cultural moments worth your attention

No spam. Just what’s worth knowing.

Thank you! Your submission has been received!
Oops! Something went wrong while submitting the form.