Casati a Venezia: la storia dietro Primo Piano
C'è un momento preciso in cui capisci che un profumo funziona davvero: non è quando lo annusi sul cartoncino, non è il primo spray sul polso. È quando, ore dopo, ti ritrovi a portare il braccio al naso senza nemmeno accorgertene. Con Primo Piano di Casati mi è successo esattamente questo, in macchina di ritorno da Venezia, con la laguna alle spalle e quella tuberosa ancora lì, ostinata e bellissima.
Siamo stati invitati per la presentazione della prima fragranza di Collection Exhibition, la nuova linea nata dalla collaborazione tra Elena Paolini, fondatrice di Casati, e il direttore artistico Christopher Chong. La cornice era Venezia, il nuovo Orient Express Hotel, un pranzo stellato nella sala Casati dedicata alla Marchesa Luisa Casati Stampa, protagonista silenziosa del nostro viaggio.
Primo Piano è la prima fragranza della collezione, e già solo la cornice bastava a capire che questa non sarebbe stata una presentazione come le altre. Il pranzo stellato che ha seguito l'evento ha fatto il resto, uno di quei momenti in cui il cibo, il luogo e la compagnia si allineano in modo perfetto.

Ad accoglierci c'era Elena Paolini, fondatrice di Casati, e devo dire che incontrare di persona chi è alla guida di un brand come Casati è sempre un momento rivelatore. Elena è una persone che sorprende: giurista, studiosa, con alle spalle anni di studio — è stata allieva di Francesco Galgano, uno dei più grandi giuristi del Novecento, che era anche pittore — eppure nell'incontrarla colpisce prima di tutto la sua energia, la simpatia diretta, la capacità di parlarti di bellezza con la stessa precisione con cui probabilmente parla di contratti. È un'imprenditrice che ama profondamente ciò che fa, e si sente. Non c'è niente di performativo nel suo entusiasmo.

Con lei, Christopher Chong, nome che chiunque si occupi di profumeria artistica conosce bene, non fosse altro per quello che ha costruito durante gli anni ad Amouage. Il suo ruolo in Casati è quello di direttore artistico, e ascoltarlo parlare del progetto ti aiuta a capire perché Collection Exhibition non sia semplicemente una collezione di profumi, ma qualcosa di più vicino a un progetto curatoriale: ogni fragranza come pezzo di un racconto più grande, ogni musa come personaggio di una storia che continua.
E poi c'era Karine Vinchon-Spehner, il naso dietro a Primo Piano, e questa per me è stata la parte più bella della giornata. Sentire un nado raccontare come nasce una fragranza è una di quelle cose che cambiano leggermente il modo in cui percepisci un profumo. Karine ha spiegato come al centro di tutto ci sia una tuberosa di Grasse trattata in modo insolito, resa carnale e quasi lattea, poi attraversata da una tensione verde che impedisce alla composizione di diventare troppo morbida. Come base note di tabacco, mirra, note animaliche, incenso.
Il risultato è un profumo teatrale nel senso migliore del termine: come la Marchesa Casati Stampa, musa ispiratrice del brand.
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Il nome Primo Piano non è casuale, si ispira a Palazzo Venier dei Leoni, il palazzo incompiuto sul Canal Grande che fu dimora della Marchesa Luisa Casati e che oggi ospita la collezione Guggenheim. Un edificio che non ha mai finito di crescere, rimasto basso e orizzontale tra i palazzi altissimi dei vicini, e che per questo i veneziani hanno sempre chiamato il Palazzo Nonfinito.
La Marchesa Casati è la figura a cui l'intero brand si ispira: eccentrica, visionaria, capace di fare della propria esistenza un'opera d'arte permanente. Si tingeva i capelli di rosso, portava serpenti vivi come gioielli, girava per Venezia di notte con un ghepardo al guinzaglio. Era una musa, una mecenate, una provocazione ambulante.
L'idea di Casati è proprio questa: le muse di queste fragranze sono donne che hanno abitato certi luoghi come se fossero palcoscenici privati, costruendo attorno a sé mondi e visioni che continuano a esistere. Il sipario, come dice il brand, rimane aperto.
Pics - Courtesy of Press Office

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