Eleonora Rossi Castelli si racconta tra giornalismo, moda e libri

Eleonora Rossi Castelli si racconta tra giornalismo, moda e libri

Qualche settimana fa sono stata alla presentazione del nuovo romanzo di Eleonora Rossi Castelli - giornalista esperta di moda e spettacolo e volto di Studio Aperto - “Fashion Week” pubblicato da Rizzoli.

Eleonora è quel tipo di persona che ama profondamente il suo lavoro e la sua vita e riesce a trasmettere questo amore attraverso tutto ciò che fa, dai servizi in tv ai libri che scrive fino alle quattro chiacchiere scambiate casualmente. Per questo motivo desideravo intervistarla e lei, nonostante gli impegni e il periodo intensissimo, ha trovato comunque il tempo per farmi entrare nel suo mondo.

Ritagliandoci una pausa pranzo tra giornate particolarmente piene, Eleonora si è raccontata con l’entusiasmo che l’ha resa la professionista che è oggi. Abbiamo parlato della passione per il giornalismo e per la scrittura, della moda e dell’evoluzione continua di questo mondo tanto affascinante quanto complesso.

Cosa sognavi di fare da bambina?

Esattamente questo. Già da piccolina giocavo a fare i telegiornali, mi sedevo con la mia cartelletta e la mia scaletta e davo le notizie. Sono proprio dove immaginavo di essere tanti anni fa. Ed è partendo da quel desiderio che ho impostato anche il mio percorso di studi - il liceo Berchet prima e la facoltà di Lettere Classiche poi.

Volevo diventare giornalista, ho frequentato il master in Giornalismo all’Università Cattolica e ho iniziato a fare qualche collaborazione fino ad arrivare a Mediaset dove ho consolidato la mia carriera.

“Fashion Week” è il tuo secondo romanzo, che ruolo ha nella tua vita la scrittura e quanto il tuo lavoro ha influenzato questa passione?

In realtà la scrittura è sempre stata parte di me, scrivevo già da piccola, a scuola e nel tempo libero. Come giornalista la scrittura appartiene al mio lavoro, ma volevo esplorare anche la narrativa e la totale libertà di inventare storie. Così è nato il romanzo “Mattoni rossi”, che non ha nulla a che vedere con il mio mestiere, sentivo solo il bisogno di scrivere storie osservando la realtà che mi circondava, e questo mi ha aiutata a superare una fase della vita complessa e intricata. E la scrittura mi ha accompagnata anche durante la prima maternità: scrivere il libro che poi è diventato “Fashion Week” era uno sfogo e uno svago in un periodo in cui non lavoravo e la quotidianità era fatta di poche ore di sonno ed emozioni forti che dovevo ancora imparare a conoscere.

Quanta Eleonora c’è in “Fashion Week”?

“Fashion Week” racconta la storia di quattro giovani donne le cui vite, seppur molto diverse, si intrecciano nel frenetico marasma della settimana della moda milanese. Per quanto questa storia non sia autobiografica e non nasconda un alter ego, sicuramente qualcosa di me è presente in ognuna delle protagoniste. Dalla passione per il lavoro all’esperienza della maternità, oltre a diversi aspetti emotivi che, chi mi conosce, ha subito notato. La cosa che più mi avvicina al romanzo però è la realtà dell’ambientazione. Il mondo della moda raccontato nel romanzo è realistico al cento per cento, perché è quello che ho frequentato e frequento quotidianamente.

Ti occupi di moda da tanto tempo, in tutti questi anni hai notato un cambiamento nel settore?

Sicuramente quello della moda è un ambiente in continua evoluzione e trasformazione. È un mondo affascinante e estremamente competitivo, oggi è diventato più veloce e globale grazie ai social, ma ciò che resta invariato è la sua capacità di raccontare il momento in cui viviamo. Dopo tanti anni, nonostante le numerose contraddizioni e le criticità di questo settore, quello che personalmente ho notato è una maggiore inclusività e apertura alla diversità. Oggi in passerella e nei servizi ci sono, finalmente, persone di ogni tipo.

La nostra è stata una chiacchierata breve, rubata a una pausa pranzo tra giornate intense, ma è stata abbastanza per cogliere l’energia luminosa di questa donna. Un’energia che spinge ad affrontare con il sorriso più situazioni possibili, non per compiacere gli altri ma per noi stessi.