Intervista a Cosimo Dorato: celebrando la gentilezza, sempre

Intervista a Cosimo Dorato: celebrando la gentilezza, sempre


“Siamo una società gentile”. Cosimo Dorato lo dice appena lo incontro nello showroom di Trussardi, il brand di cui è Design and Product Director, la guida creativa ed empatica di un collettivo che ha fatto della collaborazione un suo punto forte, ma non l’unico. Perché Trussardi oggi è una dichiarazione che tiene insieme persone, processo creativo e visione del mondo: è una vera e propria Gentle Society, costantemente alla ricerca di significato e di bellezza in ciò che ci circonda.

Cosimo mi guida attraverso i capi dell’ultima collezione uomo-donna, invitandomi a toccare i tessuti e a individuare i vari dettagli. Il suo è un racconto appassionato e consapevole, proprio di una persona che sa quello che fa e che ama fare, sapere, scoprire; per lui, la gentilezza che fa da filo conduttore del rebranding di Trussardi degli ultimi anni è un denominatore comune:

“Noi nasciamo gentili, ricordandoci che dobbiamo essere persone per bene. È l'unica cosa su cui non cedo”.

Da qui si apre una visione più ampia, che affonda nelle radici del brand: “Stiamo lavorando in modo organico, non c'è la rincorsa all’hype. Siamo ripartiti dall'archivio, che conta oltre 70.000 pezzi, e dal concetto stesso di cosa fosse Trussardi”, mi racconta Cosimo, richiamando Nicola Trussardi e quella sua idea chiave “per i molti, non per pochi”. Un pensiero che oggi diventa ancora più rilevante per l’intero progetto: non un’élite, ma una comunità di persone che cercano significato e bellezza nella vita quotidiana.

In questo senso, Trussardi continua a muoversi lungo una linea che esiste dal 1911: diffondere cultura e bellezza in modo accessibile, concreto, quotidiano. Ricercare l’eccellenza nella vita di tutti i giorni diventa qualcosa che passa anche da un gesto semplice come vestirsi. L’abbigliamento torna ad avere una dignità, oltre che una funzione: accompagnare le persone, farle sentire a proprio agio, essere utile.

“Stiamo facendo un lavoro partendo dai codici del brand, come il denim, la pelle, le borse, la maglieria, . Trussardi è sempre stato molto forte in questi ambiti. Abbiamo ben chiaro che il consumatore è sia uomo che donna. Per quanto riguarda l'uomo, stiamo aprendo un dialogo con il consumatore eteronormato in termini di abbigliamento, perché vogliamo essere un brand che crea uniformi con contenuto moda e funzionalità. Ogni giorno una persona si deve vestire e deve sentirsi a proprio agio a livello funzionale”, e Cosimo arriva a citare anche lo stipendio medio in Italia secondo gli studi ISTAT: “Se vuoi essere un progetto vicino al consumatore, devi fare questi ragionamenti perché per me il lavoro ha senso solo se ha a che fare con la sociologia, con il contemporaneo”.

Il consumatore, infatti, è centrale, “ha sempre ragione” come ci tiene a sottolineare Cosimo, ma non basta ascoltarlo. Il lavoro del brand è anche quello di andare oltre, di proporre, di introdurre elementi inattesi. Colori, tecniche, combinazioni come l’accoppiato denim-pelle: piccoli dettagli che costruiscono evoluzione senza rompere l’equilibrio. E proprio equilibrio è una parola chiave, anche quando si parla di identità visiva: il levriero, simbolo di Trussardi, è definito da Cosimo un “codice semiotico potentissimo”, riconosciuto anche dai più giovani. Non si tratta di quiet luxury, ma di qualcosa di diverso: una “logomania invisibile” come la chiama lui, in cui tutto è segnato, riconoscibile, ma in modo discreto. Un linguaggio che comunica senza bisogno di alzare la voce.

“Anche per la donna, i codici che ruotano sempre sono, ad esempio, il levriero, la pelle, il denim… Per il consumatore uomo, la parola chiave che mi viene in mente è consapevolezza. Per la donna il lavoro è diverso, perché è in un momento storico totalmente diverso, è molto più complessa e stratificata, porta più cicatrici. Nella donna tutto diventa molto più interessante in termini di contenuto”: ecco quindi che i capi moda che mi mostra Cosimo giocano tra motivo pitonato (ripescato dagli archivi), denim, pelle, capi iper-femminili in tensione con camicie dall’animo più maschile. Tutto è studiato e strutturato, anche per quanto riguarda gli accessori, come i portafogli, le cinture e le borse, tra cui l’iconico modello Orbita: “Le ispirazioni partono dall'archivio, ma devono essere rese contemporanee per il tipo di vita che la donna fa oggi”.

Che sia attraverso i collaboratori, i testimonial scelti (l’ultimo dei quali ad esempio, è Claudio Marchisio) o i progetti a cui prendere parte, Trussardi e la Gentle Society vogliono sottolineare il concetto di gentilezza e ampliarne gli orizzonti: non solo Society dunque, ma anche Resistance, Motion e Wild, tutte parole che sottolineano l’interesse del brand a lavorare con chi ha qualcosa di bello e utile da dire o da dimostrare, come ad esempio, per citare un esempio recente, Ermal Meta: “Lo abbiamo vestito per il Festival di Sanremo con un progetto dedicato. È davvero una persona straordinaria e gentile, lo si vedeva da come trattava chiunque intorno a lui. Anche la canzone che ha portato è stata un barlume tra tanti testi”, spiega Cosimo, prima di aggiungere: “Siamo situazionisti, ci piacciono le situazioni legate a una cultura, a delle persone che hanno qualcosa da dire con i loro mezzi di comunicazione, che sia un film o una canzone, ad esempio. Spero che questo concetto si evolva insieme ai mezzi di comunicazione: più si evolvono, più ci sono strade da esplorare”.

Questo modo di lavorare, così consapevole di chi e ciò che ci circonda, si riflette anche nella struttura stessa del progetto di Trussardi, il collettivo: “Sono l'image director, ma abbiamo creato una rete in cui il collettivo è molto più importante di me. Dal punto di vista lavorativo, quello è la risposta. A livello umano invece, ogni mattina ti svegli e devi trovare un senso nel tuo lavoro: per me ogni oggetto deve avere un senso, anche sociologico, è proprio anche una questione di sostenibilità ambientale e della vita. Tutto è collegato: non posso fare borse senza pensare a quello che leggo la mattina”, dice Cosimo.

In questo contesto, The Gentle Society non è un punto di partenza, ma un punto di arrivo. Un obiettivo verso cui tendere, fatto di pratiche concrete più che di dichiarazioni. “La mia risposta sono i fatti”, dice Dorato, immaginando un futuro in cui chi ha lavorato a questo progetto possa portarne i principi altrove: “In un mondo in cui tutti urlano, devi lavorare su questa gentilezza”. Perché, alla fine, la gentilezza non è debolezza. È una scelta, che per Cosimo si traduce in “sorridere e stare dritti”. E, soprattutto, farlo con coerenza: che alla fine, è quello di cui abbiamo bisogno tutti, sia nel guardaroba che, soprattutto, nella vita.

Photo courtesy of Press Office