Storia delle calze: dall’antico Egitto alla moda contemporanea

Storia delle calze: dall’antico Egitto alla moda contemporanea

Le calze, queste subdole che ci invadono i cassetti, che li fanno straboccare e straripare, e non si sa perché non ci si decida mai a buttarle, tenendone a bizzeffe: bucate, lise e spaiate.

Che siano piegate sussiegosamente come fazzoletti di pizzo del corredo della nonnina o avviluppate una dentro l’altra, tutti i giorni, tutte le mattine, ne scegliamo un paio.

Le abbinate?

Le nascondete dentro agli stivali perché intanto nessuno le vedrà mai nel corso della giornata?

Le indossate apposta a contrasto, sgargianti e irriverenti, come pensate sia la vostra personalità?

Mettete per l’ultima volta il paio che sta per bucarsi per eliminarlo definitivamente?

Vi maledite perché avete scelto il paio sbagliato e, a ogni passo, la calzetta scivola sotto al tallone e dovete, a tutti i semafori rossi prima di attraversare la strada, infilare il dito come se fosse un uncino a ripescare il lembo elastico della sciagurata per ritirarla su dove dovrebbe stare?

Le scegliete di lana, cachemire, cotone, nylon o spugna?

A coste, filo di Scozia, a pois, a righe, a rombi, tinta unita?

Qualunque sia il modello di calze che preferiate indossare, che sia comprato in piccole boutique di quartiere o dai colossi del fast fashion — anche se è chiaro che si preferisce la prima opzione — questo capo d’abbigliamento ha visto uno sviluppo significativo attraverso i secoli.

Nascono per proteggersi dal freddo e per rendere più confortevoli le calzature dell’epoca.

In antico Egitto le calze erano realizzate con una tecnica simile alla lavorazione a maglia che conosciamo oggi, con tanto di alluce separato, giacché erano pensate per essere portate con i sandali.

Nell’Impero romano panni di lana chiamati udones erano indossati sotto i calzari militari. Venivano utilizzati maggiormente nelle regioni fredde dell’Impero, tanto che erano considerati un accessorio “barbarico”, perché i Romani tradizionalmente portavano sandali scoperti.

Nel Medioevo le calze erano lunghe, coprivano interamente le gambe, erano aderenti e realizzate in lana o in lino. Venivano tagliate in sbieco in modo da conferire elasticità al tessuto prima della creazione di filati elastici. Facevano parte dell’abbigliamento quotidiano di uomini e nobili, diventando simbolo del rango sociale di appartenenza. La moda del tempo vedeva l’uso di colori diversi tra una gamba e l’altra.

Queste calze erano così aderenti che nel tardo Medioevo si unirono nella parte superiore, diventando il precursore dei pantaloni moderni.

Nel Rinascimento le calze diventarono un accessorio di prestigio, un vero e proprio vezzo, grazie alla seta, in particolare quella italiana e quella spagnola, che prese piede (concedetemi il gioco di parole) tra le classi nobili e quelle più abbienti.

Nella metà del Seicento William Lee inventò il telaio a calze (venne introdotto anche a Milano negli anni Sessanta del XVII secolo). Le produzioni poterono aumentare nettamente: basti pensare che prima erano realizzate “a guggia”, cioè a mano attraverso la lavorazione ad aghi.

In sei giorni di lavoro il calzettaio a telaio poteva fabbricare fino a 10 paia di calze contro le 6 di un lavorante con gli aghi. Questo, ahimè, causò la rovina di diversi artigiani.

Con la Rivoluzione industriale la produzione divenne meccanizzata e su larga scala e le calze diventarono accessibili a tutte le classi sociali. Erano più sottili di come le conosciamo oggi e abbellite con ricami; venivano fermate con nastri o con l’aiuto di giarrettiere, perché l’elastico ancora non esisteva.

Nel XX secolo, precisamente nel 1939, le calze vennero prodotte per la prima volta utilizzando il nylon, quindi un tessuto elastico, resistente ed economico. Durante la seconda guerra mondiale questo materiale serviva per realizzare i paracadute dei militari e quindi le calze divennero molto difficili da trovare. Tante donne disegnavano con la matita nera, sul retro del polpaccio, una linea lunga e sottile in modo da ricreare la tipica cucitura delle calze, dando l’illusione di indossarle.

Sarà poi negli anni ’60 che nasceranno i collant, fenomeno legato alla diffusione della minigonna, simbolo di emancipazione femminile e stilema della moda moderna.

Negli anni ’90 e 2000 le calze bianche, quelle di spugna per intenderci, erano uno status con il loro logo in vista, e ancora oggi rimandano immediatamente alla skate culture e allo streetwear hip-hop.

Un capo basico era diventato un oggetto di culto e un segno di appartenenza.

Anche Miuccia Prada ha trasformato le calze da semplice accessorio funzionale a elemento centrale della sua narrativa stilistica, utilizzandole per sfidare i canoni tradizionali di bellezza e femminilità, osando abbinarle a contrasto con sandali aperti.

Quindi mostrare le calze non è più un errore di stile, ma un’espressione personale e identitaria.

Correte ai ripari, siate indiscutibilmente alla moda, rompete gli schemi borghesi e attingete ai link che vi lascio qui sotto per avere ai vostri piedi qualche calzettina sfacciatamente cool:

Vikenplan
https://vikenplan.com/

Schostal Roma – Calzino a coste filo di Scozia
https://www.schostalroma.com/prodotto/calzino-a-coste-filo-scozia/

Antipast – Autumn/Winter 2025 Collection
https://www.antipast.jp/autumn-winter-2025/collection1/

Sozzi Milano – Collezione Socks
https://sozzimilano.com/it-it/collection/socks?collectionid=3

Tabio – Calze Donna
https://www.tabio.fr/it/donna/calze/

ANT45 – Calze Lunghe Donna
https://www.ant45.com/it/donna-calze-lunghe

Frankalza – Collezione Donna
https://frankalza.com/collezione-donna

Solo Calze & Co. – Instagram
https://www.instagram.com/solo_calze_e_/?hl=it

Royalties Paris – Chaussettes Collection
https://royalties-paris.com/en/collections/chaussettes

Cover - Christian Vierig/Getty Images