Intervista alla designer Sabrina Bonatesta: BE NINA e il saper fare surrealista

Intervista alla designer Sabrina Bonatesta: BE NINA e il saper fare surrealista

Oltre ai capi, alle immagini e ai contenuti di un brand, è bene ricordarsi sempre che dietro ad essi si cela una storia, più o meno immediata, ma sempre ricca e affascinante, tutta da scoprire e da farsi raccontare da chi l’ha ideata in primis. Ne è un esempio BE NINA che, con il suo iconico cappellino con le orecchie da gatto e l’estetica surrealista, ti invoglia a saperne di più, portandoti così più a fondo nel mondo visionario e unico della designer Sabrina Bonatesta.

Sabrina è nata a Brindisi ed è cresciuta tra i mercati pugliesi, dove ha imparato a raccogliere centrini, lini da corredo e tutto quello che le nonne amavano e le mamme odiavano. Oggi quei materiali sono la linfa di una moda artigianale, sostenibile e nostalgica, che ha trovato il suo pubblico soprattutto all'estero, e ora anche presso la Rinascente di Piazza Duomo a Milano, più precisamente nell'Air Snake, lo spazio dedicato ai progetti più ricercati.

Attirata dalla sua estetica, le ho fatto qualche domanda su BE NINA e su quella donna che il brand rappresenta: una moderna Peter Pan che non conosce limiti.

BE NINA nasce a Brindisi, nel cuore del Sud Italia. In che modo la tua origine geografica si è “rivelata” nell’artigianalità del tuo brand, e come si è sviluppato questo “saper fare” nel tempo?

Sicuramente alla Puglia devo moltissimo, sia dal punto di vista estetico che etico. Le palette shabby chic tipiche della Valle d’Itria hanno fatto da cornice alla mia vita e oggi dettano, quasi inconsciamente, anche quelle delle mie collezioni. È proprio nei mercati pugliesi che è nato il mio amore per i vecchi centrini e per i lini grezzi da corredo: quelli tanto amati dalle nonne e tanto odiati dalle mamme… e io raccolgo tutto! Cerco questi materiali unici fin da quando ero adolescente e oggi sono diventati la base del mio business artigianale.

@howtobenina

Sei stato l'unico brand womenswear italiano selezionato per “NEXT ON AIR: A brand selection curated by Rinascente and CNMI”. Come è stato vivere questa esperienza?

A dir la verità l’ho scoperto solo pochi giorni prima dell’evento. Sono stata felicissima di aver potuto rappresentare, in qualche modo, l’Italia in questa occasione così unica. Non vi nascondo però che stare accanto a colleghi internazionali mi fa sentire spesso più “a casa” rispetto a quando sono circondata da quelli italiani. BE NINA è una realtà che si è sviluppata, e continua a svilupparsi, soprattutto all’estero.


Rinascente Milano Piazza Duomo è un punto retail iconico: cosa significa per BE NINA essere esposta nell'Air Snake, lo spazio dedicato ai progetti più esclusivi?

Come accennato, BE NINA si è sviluppata soprattutto all’estero, riscontrando un particolare successo nei paesi asiatici, dove l’unicità dei pezzi e la ricercatezza dei materiali vengono molto apprezzate. Ho spesso pensato che in Italia fosse più difficile per una realtà come la mia essere compresa, perché si discosta un po’ dai canoni standard italiani, e questo a volte può spaventare il cliente. Quando Rinascente ha creduto in me mi sono ricreduta su molti di questi pensieri. Essere in una location così speciale, nel centro del melting-pot culturale di Milano, e forse d’Italia, è stata una soddisfazione infinita.


Come descriveresti la collezione FW 2026/27 che hai portato anche in Rinascente? C'è un capo o un dettaglio che racconta meglio di tutti il DNA di BE NINA?

La collezione presentata in Rinascente era una selezione dei pezzi che più gridano BE NINA. Mi piace immaginarla come un pomeriggio ventoso durante un picnic in giardino: ci sono cuccioli, bambini che disegnano, il vento che fa volare tovaglie e fazzoletti… il resto lo vede solo chi guarda.

Immancabili sono stati i nostri iconici kitty cat hat, il simbolo di BE NINA, accompagnati da altri cappellini con orecchie. Le gonne a palloncino create da antiche tovaglie e il bomber shabby chic sono invece i nostri carry-over: capi ricorrenti che raccontano bene il DNA del brand.

PH Vittorio La Fata

Il progetto punta a supportare i brand indipendenti emergenti. Quanto è difficile oggi costruire un brand di moda indipendente in Italia che sappia incanalare anche i valori del surrealismo e della sostenibilità come fai tu?                        

È difficilissimo. Proprio per questo abbiamo costantemente bisogno di supporto e di progetti come questo per poter crescere.
                  

Chi è la donna BE NINA? Hai un'immagine precisa in testa quando progetti, magari ispirandoti a delle figure reali o immaginarie, del passato o del presente, oppure è qualcuno che cambia collezione dopo collezione?

È una domanda che mi fanno spesso e alla quale faccio sempre un po’ fatica a rispondere. La donna BE NINA è sicuramente consapevole, sensuale e nostalgica. È quella donna che, in fondo, non ha molta voglia di crescere: affetta dalla sindrome di Peter Pan.


@howtobenina

C'è qualcosa di Milano che invece hai fatto tuo, che senti ormai parte del tuo modo di lavorare o di essere?

In realtà frequento Milano ancora troppo poco per poter rispondere in modo davvero personale. È però la città a cui faccio sempre riferimento quando devo raccontare il mio mondo attraverso le immagini, perché è piena di creativi incredibili con cui collaborare.