Frollo siamo noi: Massimiliano Lombardi racconta il lato umano del villain di Notre Dame de Paris
In una sera di tanti anni fa, un bambino di dodici anni si è seduto in platea per vedere uno spettacolo: non lo sa ancora, ma la sua vita sta per cambiare per sempre. Bastano quattro note, le prime di "Il tempo delle cattedrali", dall’opera di Notre Dame De Paris Italia: in quel momento, qualcosa, dentro di lui, si è già acceso. Quel bambino è Massimiliano Lombardi, che oggi indossa i panni di Frollo proprio in quel musical, uno dei più famosi del nostro paese: non il solito villain da odiare “semplicemente”, ma un uomo che si disprezza per quello che desidera, dilaniato tra fede e desiderio, tra ciò che dovrebbe essere e ciò che sente di essere.
Massimiliano arriva a questo ruolo con un bagaglio fatto di piano bar sulle navi da crociera, di un debutto teatrale nei panni proprio di un frate, di una vocazione per la composizione orchestrale e con accanto, sul palco, un maestro come Vittorio Matteucci. Massimiliano ci ha raccontato il suo Frollo, le sue radici e perché Notre Dame de Paris, dopo tutti questi anni, continui a parlarci così da vicino. Lo abbiamo incontrato per chiedergli cosa resta oggi di quel bambino seduto al buio, e abbiamo scoperto che non se n'è mai andato: è ancora lì, ogni sera, nel momento esatto in cui Frollo smette di essere un personaggio e Massimiliano smette di proteggersi per lasciarsi andare.
In NDP interpreti Frollo, che non è un villain qualsiasi: è un uomo che si odia per quello che desidera. C'è un momento, sul palco, in cui smetti davvero di "recitare" la sua sofferenza e la senti tua in qualche modo?
Questa è una bellissima domanda, perché mi dà modo di riflettere ancora di più sul mio rapporto col personaggio. La risposta è "SÌ", in tre momenti in particolare. “Bella”, dove comincio a tirare fuori, in modo “passionale”, quello che sento; “Mi distruggerai”, uno dei miei momenti preferiti, perché il dolore è così grande che, tra pianto e disperazione, è quasi terapeutico; infine “Un prete innamorato”, perché posso lasciarmi andare alla confessione, all’amore, senza più negarlo a me stesso, è liberatorio. In pratica, si, quando si soffre! ;D
Sei entrato nel ruolo affiancando un volto storico, quello di Vittorio Matteucci: come hai reso “tuo” il personaggio di Frollo, rispetto all’interpretazione di Matteucci? E quali consigli ti ha dato Vittorio per portarlo in scena?
Abbiamo fatto tutti un grande lavoro con il nostro regista Wayne Fowkes per staccarci mentalmente e fisicamente dai precedenti interpreti e trovare, o meglio “far uscire”, la nostra personale versione del personaggio. Questa è stata la chiave! Quindi il “mio” Frollo è e deve essere diverso da quello di Vittorio, in tutto e per tutto. Ma, vi confesso che averlo lì, è una lezione di teatro costante. Lo osservo il più possibile, lo ammiro, lo gusto, rubo e faccio mio. Mi ha aiutato nella postura, nelle intenzioni e ancora ne parliamo insieme. Se ho un dubbio, chiedo a lui! Grazie Vitto!
Hai scoperto la tua vocazione guardando proprio questo spettacolo da bambino. Se potessi parlare a quel te dodicenne seduto in platea, cosa gli diresti?
Gli direi di crederci sempre! Che lui ancora non lo sa, ma quella sera la sua vita è cambiata e ora sa chi è. Che con il tempo, l’impegno, la fatica, i sacrifici e la passione incondizionata, i sogni si realizzano, perché smettono di essere tali e diventano obiettivi, traguardi da raggiungere, costi quel che costi. E di avere fede, fiducia, certezza che quel giorno... arriverà!
Tra i piano bar delle navi e i teatri c'è una distanza enorme, ma in entrambi i casi devi convincere chi ti guarda con la tua performance. Cosa hai portato dal mare sul palco di un musical come NDP?
Nei piano bar delle navi devi far fermare chi passa e rimanere chi si siede e l’unica arma è la passione con cui lo fai, perché quella arriva. In teatro hai una responsabilità diversa: emozionare chi è venuto apposta, chi è diffidente, chi si aspettava altro, chi non sa niente e vuole scoprire e chi, invece, ha aspettative molto alte. Dalle navi mi porto un po’ di faccia tosta, di coraggio, di fare il mio a prescindere da chi mi guarda, permettendomi di mostrarmi e dare tutto senza sentirmi giudicato dagli sguardi. Anzi, tutto questo mi carica!
Hai debuttato a teatro con un frate, Forza Venite Gente, e oggi sei un prete corrotto dal desiderio in Notre Dame de Paris. C'è un filo che lega questi due uomini di chiesa così opposti, nel modo in cui li hai costruiti?
Per fortuna tra Frate Francesco e Frollo c’è poco in comune, se non la passione. Entrambi seguono un istinto viscerale e stravolgono la loro vita per un ideale, un bisogno profondo, un amore. Ora, a distanza di 13 anni, so che lo interpreterei in modo diverso, molto più autentico e vissuto, e Frollo mi aiuterebbe in questo. E poi iniziano tutti e due per “F”!
Componi colonne sonore dal 2018: come combini libertà e creatività nel momento in cui scrivi una colonna sonora? Come si sviluppa per te il processo di composizione?
Per me la composizione è l'esigenza di tirare fuori quello che ho dentro e quello che musicalmente vorrei sentire, che mi emoziona. A 15 anni ho iniziato a scrivere canzoni, poi ho scoperto di avere un talento per la composizione orchestrale, che rimane la mia preferita. Quando compongo senza immagini o obiettivi, mi lascio guidare dalla musica stessa e vedo dove mi porta. Scrivere sulle immagini è più facile perché hai una guida da seguire, ma anche molto più difficile perché la musica dev’essere giusta, incollata alle immagini. Scrivo con Cubase e/o StaffPad.
C’è una colonna sonora che ti piace a tal punto che vorresti averla scritta tu? Che sia di un film, un musical, un videogioco...
Tante, ma ne scelgo due: “La maschera di ferro” di N. Glennie-Smith e “Forrest Gump” di Alan Silvestri. Non ho parole per descriverle, perché la Musica fa questo, ti lascia senza parole. È bello restare in silenzio, magari ad occhi chiusi, godere di questi capolavori e perdercisi dentro. Pensa un mondo senza musica…?
Se dovessi scegliere una sola scena di Notre Dame de Paris, non necessariamente la tua, da far vedere a qualcuno che non ha mai visto un musical in vita sua per spiegargli perché questo genere funziona e soprattutto in che modo la narrazione di Victor Hugo sia ancora così (tristemente) attuale ai nostri giorni, quale sceglieresti?
Quando si tratta di NDP, per me, è impossibile scegliere un brano e dico davvero. Ti dico “Il tempo delle cattedrali”, perché a me successe così: dopo le prime 4 frasi, “storia d’amore e di passione”, mi girai verso mia madre e dissi: “Mamma mia, che bello!”. E non sapevo nemmeno cosa stavo guardando! Ma aggiungerei “La corte dei miracoli”, “Bella” e “Balla mia Esmeralda”... sfido chiunque a non innamorarsi!
“Tu mi hai gettato nell’abisso di un pensiero fisso”: al di fuori della musica, quali sono le passioni che ti “distruggono” (in senso positivo)?
Con il passare degli anni ho iniziato a perdere interesse per tante cose che prima apprezzavo di più, come i videogiochi, ad esempio. Mi piace guardare serie e film, leggere e prendermi cura di me mangiando bene, allenandomi, etc. Apprezzo molto la tranquillità. Crescendo si cambiano opinioni e prospettive e, di conseguenza, priorità. Ma mangiare mi piace sempre!
Che rapporto hai con la città di Milano? Riesce a “ispirarti” in qualche modo?
Milano la conosco poco, ma mi piace molto. C’è proprio un clima, un’atmosfera diversa rispetto a Roma. Sarà un luogo comune, ma mi piace la dinamicità, la gente mi sembra sempre impegnata in qualcosa, con un obiettivo, anche nel “rilassarsi” o “divertirsi” e questo è molto stimolante per me. Mi piacerebbe viverla di più e conoscerla meglio! E poi cantare al TAM, con questo pubblico è indescrivibile!
Credits photo: Yvette Yu

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