ISOLE & VULCANI
Sono gli anni '60 e Dalida cantava: «Portava un itsy bitsy, tiny winy, tout petit, piccolo bikini» (Pezzettini di Bikini), portando nelle radio dell'epoca lo spirito allegro e patinato tipico di quegli anni.
Oggi, espressione di quella stessa sensazione di un'estate pronta a concludersi con un lieto fine, è il lavoro di Cristiano Fini e Sara Goldschmied per il brand Isole & Vulcani.
Premete play, lasciate la canzone in sottofondo e leggete l'intervista qui sotto.
(Quel bikini a pezzettini / Che fortuna le portò / Un regista la vide / Per un film la scritturò)
Dove, come e quando nasce il brand?
Cristiano: Ci troviamo a Filicudi, è il 1986 e mia mamma Daniela Fadda rileva la boutique di una sua amica romana trasferitasi in Olanda. Sempre nello stesso anno ha l'intuizione di iniziare a utilizzare il cotone elastico, con il quale già realizzava diverse creazioni, nonostante le limitazioni che un'isola così austera come Filicudi poteva permettere: si trattava di lavorare senza luce corrente e senza acqua. Infatti, i primi costumi erano senza cuciture, tagliati e annodati laddove serviva ricongiungere le estremità.
Questa nuova idea inizia a prendere piede sempre di più e mia mamma comincia a vendere i suoi costumi a Panarea e a Salina: solo alle isole, il resto della penisola era off limits. Una visione piuttosto radicale, tanto da non mettere nemmeno un'etichetta.
Nel 2013 io e mia moglie Sara iniziamo a occuparci del brand come lo conosciamo oggi, Isole & Vulcani.
Nel 2015 la collaborazione Isola con la stilista Marta Ferri e, successivamente, nel 2017, la collezione Emmina ci hanno fatto conoscere anche nel mondo dell'online.

È inusuale utilizzare il cotone per i costumi da bagno e non la lycra. Questa è la vostra cifra stilistica e siete conosciuti proprio per questo. È stato difficile andare così controcorrente? Cosa vi ha spinto a usare questo materiale?
Sara: L'utilizzo del cotone è stata l'intuizione della madre di Cristiano, nata dall'esigenza funzionale di abitare a Filicudi, un'isola molto calda e ricca di una natura poco ospitale, dove pensare di indossare un costume in lycra tutto il giorno sarebbe stata una vera e propria tortura. Il cotone, invece, è un materiale estremamente confortevole e altamente traspirante.
Cristiano: Non c'era nessuno che usasse il cotone per i costumi. Questo ci ha portato a essere molto compatibili con il mercato, non ci sovrapponiamo. L'unica difficoltà è stata una diffidenza iniziale da parte del consumatore finale.

Chi è il vostro cliente tipo/target?
Sara: Il nostro target sono donne raffinate, intellettuali e curiose, alla ricerca di un prodotto che le esalti ma che non sia appariscente, nel quale possano sentirsi a proprio agio.

Se parliamo di body positivity, avendo i vostri pezzi una vestibilità adatta a tante tipologie di corpo, non avendo cuciture e potendoli adattare spostando i nodi, pensate di essere stati precursori di questa corrente?
Sara: Isole & Vulcani nasce dall'esigenza di realizzare un prodotto per stare bene, per sentirsi bene.
L'utilizzo del cotone, infatti, incontra pienamente questa necessità. I modelli sono stati creati direttamente sul corpo femminile, ispirandosi alle donne che acquistavano il costume nella boutique di Filicudi.
Le donne, le ragazze e le bambine che frequentavano il luogo avevano tutte questo costume, quindi queste differenze di fisicità sono sempre state il punto di partenza di Daniela per creare i modelli.
Era il costume che si adattava al corpo e non viceversa.
Quindi sì, per me siamo stati precursori, anche se inconsapevolmente.

Che influenza ha la parte più cittadina di Sara e quella più marittima di Cristiano nello sviluppo della collezione?
Sara: Io e Cristiano, da quando il brand si è evoluto dal solo ed esclusivo prodotto di artigianato che era, abbiamo mantenuto la sua identità il più integra possibile.
Io mi sono occupata di realizzare le immagini delle prime campagne proprio sull'isola di Filicudi, lasciandomi ispirare dalla natura, dal contatto con l'acqua e dall'orizzonte che ti circonda.
I colori dell'isola sono i colori che si ritrovano nella palette dei nostri costumi: Ossidiana, Artemisia e Ginestra, per citarne alcuni.
La mia visione è una visione che, proprio come il costume si è adattato all'isola, ha adattato il proprio immaginario al prodotto, cercando di rendere tutto molto naturale, essenziale e poco costruito.
Restituire la raffinatezza dell'essenzialità e della semplicità è stato facile, perché riflette quello che sono le donne che vestiamo.
Nelle immagini mi piace esaltare le relazioni di amicizia, di amore materno e di sorellanza.
Questi aspetti li ritroviamo nella nuova collezione Marea: il rispetto per il luogo, il godersi una giornata con la lentezza che la fa da padrona, il vivere pienamente gli istanti.
Non a caso il nostro claim è For Natural Islanders.
Cristiano: I nostri ruoli sono complementari. Io mi occupo della parte più tecnica.
Ci raccontate come è nata l'idea del mix and match?
Sara: Per rispettare il corpo in tutte le sue fisicità abbiamo pensato che i nostri costumi dovessero essere intercambiabili, senza obbligare il consumatore ad acquistarne due.
Sicuramente il divertimento di poter mixare colori e fantasie è indubbio.
Sul nostro sito, isolevulcani.com, una delle sezioni più visitate è proprio Mix & Match.
Qui, in maniera virtuale, si può scegliere la combinazione tra modello e colore che si preferisce.
La nostra idea è che si possa abbinare un colore di quattro anni fa con uno più recente: vogliamo che sia una produzione circolare. Scegliamo di non andare in saldo e di non svendere il prodotto per rispetto del prodotto stesso e del cotone organico GOTS (Global Organic Textile Standard) che utilizziamo.
Questo ci permette anche, per alcuni modelli come Ossidiana, di rimanere in una fascia di prezzo accessibile a molti, pur trattandosi di un costume in cotone, prodotto in Italia e di qualità.
Ultimamente sono centrali nella nostra quotidianità il wellness e lo sport. Da quanto tempo avete una linea dedicata a queste attività?
Sara: La linea Marea è nata per completare il costume. Daniela Fadda in passato aveva già disegnato anche capi d'abbigliamento.
La versatilità è sempre stata il fulcro del nostro concept, sia nelle occasioni d'uso — yoga, meditazione o semplicemente uscire — sia nella costruzione del capo: abbiamo, per esempio, la Gonna Vulcano che può trasformarsi anche in un vestito.
Il comfort è sempre il protagonista.
Siamo stati molto ispirati anche dalle donne che frequentano retreat e luoghi dedicati al benessere. Spesso già indossavano i nostri costumi e questo ci ha spinto a pensare a un ampliamento della gamma prodotti.
Con la collezione Marea, lo scorso anno, abbiamo organizzato una campagna di gifting per l'associazione Caregivers, grazie alla quale siamo venuti a conoscenza della Fondazione Mente, associazione che si occupa di bambini con disturbo dello spettro autistico.
Con loro abbiamo sviluppato un progetto chiamato Care Circle, attraverso il quale abbiamo regalato una lezione di meditazione e un prodotto della linea Marea.
È un'idea di gifting diversa da quelle che vediamo continuamente sui nostri schermi, un po' fuori dalla comunicazione classica. Per dare qualcosa a chi dà ogni giorno.
Abbiamo anche organizzato una vendita a Roma il cui ricavato è stato devoluto alla Fondazione.
Sara e Cristiano: Inoltre realizziamo, a Filicudi, IL MURO BLU, in collaborazione con artisti differenti: un murale 5x5 visibile dal mare arrivando in barca, come vera e propria forma di libertà espressiva sia per loro che per noi, perché i vari artisti realizzano poi stampe esclusive per i nostri costumi.
Il primo è stato realizzato da Flaminia Veronesi (N.d.A. Ho scoperto che io e Sara siamo entrambe affascinate dal suo lavoro) agli albori della sua carriera, nel 2019. Ha poi creato le stampe all-over per i bikini Isole & Vulcani e per la linea Kids.

L'ultima versione, invece, la dobbiamo ad Andreco (Roma, 1978), l'artista che ha collaborato con il brand nel 2021.
Andreco ha deciso di lavorare sul tema della grotta, prendendo spunto dalla Grotta del Bue Marino di Filicudi. Questo murale si inserisce nella sua ricerca concentrata sulla geologia, lasciando spazio all'acqua, al vapore, alla lava e quindi anche alla geotermia tipica delle Eolie.
Il progetto ha consegnato alla contrada di Pecorini Mare un'opera che il tempo, il sole, le mareggiate e gli agenti atmosferici consumano giorno dopo giorno, trasformandola e cancellandola lentamente.

Perché avete scelto, per la vostra boutique, la zona di Porta Venezia e che rapporto avete con la città di Milano?
Sara: Siamo arrivati a Milano da Roma. Mia mamma viveva in questa zona e adesso anche noi viviamo qui.
Cristiano ha trovato il negozio in via Rosolino Pilo, dove anni fa non c'era niente se non una lavanderia, un barbiere e una pizzeria: era una piccola via di quartiere.
Con il tempo sono nate nuove realtà, come lo showroom di Ilenia Durazzi, un negozio di sakè e una galleria d'arte. È una via divertente e ricca di sfaccettature.
Qual è il vostro luogo preferito di Milano?
Sara: La Triennale. Sono stata consigliera per gli ultimi cinque anni ed è un luogo per la cultura a Milano senza eguali. Ci sono musica, teatro, performance, arte, design e architettura: entri lì ed è come assistere continuamente a uno spettacolo.
Decisamente il mio posto preferito. C'è tutto!
Cristiano: Quando ero ragazzino e vivevo a Roma, venivo a Milano e la tappa fissa era il negozio di dischi Zabriskie Point di Steve Rottame. Quando ero giovane si usava incontrarsi davanti ai negozi di dischi più in voga. Purtroppo oggi non c'è più. Allora rilancio con Poporoya.
Courtesy of Press Office

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